L'Oman ha fissato un obiettivo di crescita del 7% annuo per il suo settore Halal di prodotti e servizi. Un segnale forte per le aziende agroalimentari italiane che vogliono diversificare l'export nei mercati del Golfo, dove la domanda è strutturata e i requisiti di certificazione sono precisi.
Il 1° settembre 2026, a Salalah, ha preso avvio un workshop trigiornale sul turismo Halal organizzato dal Ministero del Commercio, dell'Industria e della Promozione degli Investimenti dell'Oman, in collaborazione con lo Standards and Metrology Institute for Islamic Countries (SMIIC), il Ministero del Patrimonio e del Turismo e Omran Group. L'obiettivo dichiarato è chiaro: il Sultano dell'Oman punta a una crescita del 7% annuo nel settore dei prodotti e servizi Halal, secondo quanto riportato da Muscat Daily.
Per chi si occupa di export agroalimentare italiano, questo non è un dato di colore. È un segnale di politica industriale: l'Oman sta costruendo un ecosistema Halal strutturato, con standard, formazione e investimenti programmati. E quando un Paese del Golfo si muove in questo modo, il mercato segue.
L'Oman è un importatore netto di prodotti alimentari. La sua popolazione è in crescita, la classe media è consolidata e le abitudini di consumo si orientano sempre più verso prodotti di qualità certificata. Il Paese è membro del Gulf Cooperation Council (GCC) e condivide con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti un quadro normativo Halal integrato.
Questo significa che una certificazione Halal riconosciuta dalle autorità del Golfo — come quelle rilasciate da enti accreditati in linea con i requisiti SASO per l'Arabia Saudita e GAC/EIAC per gli Emirati — apre le porte anche al mercato omanita. Non si tratta di un percorso separato, ma di un unico sistema di riconoscimento regionale.
Un target di crescita del 7% annuo, dichiarato a livello istituzionale, non è solo un obiettivo statistico: è un impegno a creare domanda, semplificare le procedure di importazione per prodotti certificati e attirare operatori internazionali. Per un'azienda agroalimentare italiana posizionata correttamente — con la certificazione giusta e i documenti in ordine — questo si traduce in scaffali da riempire.
Per esportare prodotti alimentari in Oman, un'azienda italiana deve rispettare alcune condizioni fondamentali:
Quando un Paese annuncia un piano di crescita settoriale con obiettivi quantificati, i primi fornitori certificati che entrano nel mercato hanno un vantaggio strutturale: costruiscono relazioni commerciali, acquisiscono referenze locali e occupano posizioni di scaffale che poi sono difficili da scalzare. Chi arriva in ritardo trova un mercato più competitivo e distributori già legati ad altri fornitori.
L'Oman non è un mercato di frontiera. È un Paese stabile, con infrastrutture logistiche solide e una classe imprenditoriale abituata a lavorare con fornitori europei. Le aziende italiane che già esportano in Arabia Saudita o negli Emirati hanno spesso la certificazione giusta per accedervi. Quelle che non ce l'hanno devono chiedersi quanto ancora possono aspettare.
Se la vostra azienda produce alimenti — carni, salumi, conserve, formaggi, prodotti da forno, ingredienti, semilavorati — e non ha ancora una certificazione Halal riconosciuta nei Paesi del Golfo, il momento di attivarsi è questo, non quando il mercato sarà già saturo.
Il percorso di certificazione con HQC Italia prevede un'analisi documentale iniziale, una verifica dei processi produttivi e un audit in stabilimento. HQC è riconosciuta dalle principali autorità islamiche internazionali, inclusi SASO e SFDA per l'Arabia Saudita, GAC ed EIAC per gli Emirati e il Golfo. Il preventivo è gratuito e viene inviato entro 24 ore dalla richiesta.
Non serve sapere tutto dell'Oman per iniziare. Serve sapere se il vostro prodotto è pronto a entrare in un mercato che ha deciso di crescere.
Fonte: Halal Times, "Oman Targets 7 Percent Annual Growth in Halal Products and Services Sector", 1 settembre 2026. Leggi l'articolo originale.
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