Certificazione Halal per esportare in Arabia Saudita

SFDA, SASO, standard GSO 2055 e riconoscimento dell'ente certificatore: cosa serve davvero per non vedere la merce fermata in dogana.

L'Arabia Saudita è il mercato a più alto valore unitario per l'export agroalimentare italiano verso il mondo islamico, ed è anche uno dei più strutturati dal punto di vista dei controlli. Per entrarci non basta un certificato Halal: serve un certificato emesso da un ente riconosciuto dalle autorità saudite e coordinato con gli adempimenti di conformità del prodotto.

Chi fa cosa: SFDA, SASO e il sistema Halal saudita

Gli standard tecnici di riferimento per il Golfo sono i GSO 2055-1:2015 (requisiti sui prodotti Halal) e GSO 2055-2:2021 (requisiti per gli organismi di certificazione).

L'errore più costoso. Presentarsi in dogana con un certificato Halal emesso da un ente non riconosciuto dal sistema saudita. Il prodotto può essere perfettamente conforme nella sostanza e venire comunque respinto per un difetto di riconoscimento dell'ente. La verifica del riconoscimento va fatta prima di avviare la certificazione, non dopo.

Cosa serve, in pratica

  1. Verifica del riconoscimento dell'ente per il mercato saudita.
  2. Definizione del perimetro: referenze effettivamente destinate al mercato, siti produttivi coinvolti.
  3. Analisi degli ingredienti: distinta base completa, origine documentata di additivi, aromi, enzimi, gelatine, grassi. Per le bevande e i prodotti aromatizzati, attenzione ai veicoli alcolici.
  4. Valutazione del processo e, per la filiera carni, verifica del rito secondo i requisiti applicabili.
  5. Audit in stabilimento e chiusura dei rilievi.
  6. Emissione del certificato per i prodotti e il mercato nel perimetro.
  7. Coordinamento con gli adempimenti di importazione: etichettatura, documentazione sanitaria, registrazioni richieste dall'autorità.

La filiera carni verso il Golfo

Per carni e prodotti a base di carne i requisiti sono più stringenti che nell'alimentare generico: il rito di macellazione va verificato in loco secondo OIC/SMIIC 1:2019 e GSO 2055, con particolare attenzione a operatore, taglio, dissanguamento, gestione dello stordimento e separazione dalla filiera non Halal. Chi punta al mercato saudita dovrebbe considerare questi requisiti nel disegno del processo, non come adempimento finale. Il dettaglio è nella pagina dedicata alla certificazione Halal per carni e macellazione.

Etichettatura: il dettaglio che ferma i container

Una quota rilevante dei fermi in dogana non dipende dal prodotto ma dall'etichetta: lingua, denominazione, elenco ingredienti, indicazioni obbligatorie, corretta riproduzione del marchio di certificazione. Conviene far verificare le bozze di etichetta prima della stampa: correggere un'etichetta è economico, rietichettare un container fermo non lo è.

Gli altri mercati del Golfo

Chi guarda all'Arabia Saudita in genere guarda anche a Emirati, Qatar e Kuwait. Gli standard GSO forniscono una base comune, ma ogni Paese ha la propria autorità e i propri adempimenti: EIAC e GAC per gli Emirati e il Golfo. Definire più mercati all'inizio del percorso costa meno che aggiungerli uno alla volta.

Vuole capire cosa serve per il mercato saudita nel suo caso specifico? La valutazione preliminare è gratuita.

Richiedi un preventivo gratuito →

Domande frequenti

Basta un certificato Halal qualsiasi per esportare in Arabia Saudita?

No. Il certificato deve essere emesso da un ente riconosciuto dal sistema Halal saudita. Un prodotto conforme nella sostanza può essere respinto per un difetto di riconoscimento dell'ente che ha emesso il certificato.

Che differenza c'è tra SFDA e SASO?

SFDA è l'autorità competente per alimenti, farmaci e dispositivi e presidia i requisiti di importazione. SASO è l'organizzazione per la normazione e la conformità dei prodotti.

Quali standard si applicano nel Golfo?

I riferimenti principali sono GSO 2055-1:2015 per i requisiti sui prodotti Halal e GSO 2055-2:2021 per i requisiti applicabili agli organismi di certificazione, integrati dagli standard nazionali dei singoli Paesi.

Posso certificare per Arabia Saudita ed Emirati insieme?

Sì, ed è la scelta più efficiente: definire più mercati all'inizio del percorso costa meno che aggiungerli uno alla volta in un secondo momento.

L'etichetta va verificata prima della stampa?

È fortemente consigliato. Una quota rilevante dei fermi doganali dipende da difetti di etichettatura e non dal prodotto: correggere una bozza è economico, rietichettare un container fermo non lo è.

Contatti HQC Italia

HQC Italia - Halal Quality Control
Viale Giorgio Ribotta, 11
00144 Roma (RM), Italia
Tel. +39 338 965 2911
📧 anis.youssef@halaloffice.com
🌐 www.hqcitalia.com

Note legali: HQC Italia opera in conformità agli standard internazionali OIC/SMIIC 1:2019, OIC/SMIIC 2:2019, OIC/SMIIC 4:2018, GSO 2055-1:2015, GSO 2055-2:2021, UAE.S 2055-1:2015, UAE.S 2055-2:2016, MS 1500:2019 e al Decreto BPJPH 78/2023.