Esportare in Indonesia: cosa comporta l'obbligo BPJPH

· 6 min di lettura · a cura di HQC Italia

L'Indonesia è il Paese con la più grande popolazione musulmana al mondo ed è uno dei pochi mercati in cui la certificazione Halal non è un vantaggio commerciale, ma un requisito di legge per immettere prodotti sul mercato. Per un'azienda italiana che guarda al Sud-Est asiatico, capire come funziona il sistema indonesiano è il primo passo.

Il punto chiave: in Indonesia non basta possedere un certificato Halal. Serve un certificato emesso da un ente riconosciuto dall'autorità indonesiana, che va poi registrato presso BPJPH. Un certificato valido altrove, se l'ente non ha il riconoscimento, in Indonesia non produce effetti.

Chi è BPJPH e come si è arrivati all'obbligo

BPJPH (Badan Penyelenggara Jaminan Produk Halal) è l'agenzia statale che sovrintende alla garanzia dei prodotti Halal, istituita nell'ambito della legge sulla Jaminan Produk Halal (legge n. 33 del 2014). Il modello indonesiano ha una particolarità: l'autorità di certificazione è passata da un organismo religioso — MUI, il Consiglio degli Ulema indonesiano, storicamente il riferimento del settore — a un ente pubblico, con MUI che mantiene un ruolo nella valutazione dottrinale.

L'obbligo è entrato in vigore per fasi successive, a partire dal comparto alimentare e delle bevande, estendendosi progressivamente ad altre categorie merceologiche come cosmetici, prodotti chimici, beni di consumo e servizi collegati.

Attenzione alle scadenze: il calendario di applicazione per le diverse categorie è stato più volte aggiornato dalle autorità indonesiane. Prima di pianificare una spedizione, verificate sempre la scadenza applicabile alla vostra specifica categoria di prodotto: è un punto su cui vi assistiamo direttamente in fase di preventivo.

Come viene riconosciuto un certificato estero

L'azienda italiana non si certifica direttamente presso BPJPH. Il meccanismo è quello del riconoscimento reciproco: BPJPH accredita enti di certificazione esteri (i cosiddetti foreign halal certification bodies) e i certificati emessi da questi enti vengono accettati, previa registrazione, sul mercato indonesiano.

Ne discendono tre conseguenze pratiche:

HQC Italia è riconosciuta dalle autorità indonesiane MUI e BPJPH, e opera in conformità al Decreto BPJPH 78/2023.

Dove le aziende italiane incontrano più ostacoli

Il mercato indonesiano è considerato tra i più esigenti, e le criticità ricorrenti sono quasi sempre le stesse:

CriticitàPerché si presenta
Documentazione dei fornitori incompleta Sono richieste evidenze sull'origine di ogni ingrediente, non semplici autodichiarazioni generiche.
Ingredienti di origine animale Gelatine, enzimi e grassi vanno tracciati fino alla specie e al metodo di macellazione.
Alcol nei processi Aromi ed estratti a base alcolica sono frequenti nei prodotti alimentari italiani.
Linee produttive condivise La separazione dalle produzioni non Halal deve essere dimostrabile, non solo dichiarata.
Etichettatura L'apposizione del marchio Halal segue regole precise sul mercato di destinazione.

Come prepararsi

L'errore più comune è affrontare la certificazione quando l'ordine è già stato acquisito, comprimendo i tempi proprio nella fase che ne richiede di più: la raccolta delle dichiarazioni dai fornitori. Chi esporta in Indonesia con continuità tratta la conformità Halal come un requisito di prodotto stabile, non come una pratica da sbrigare a ridosso della spedizione.

Un buon punto di partenza è la mappatura della distinta base: elencare tutti gli ingredienti e i coadiuvanti, identificare quelli critici e chiedere ai fornitori la documentazione a supporto. Da quel materiale si capisce rapidamente se la strada è breve o se occorre una riformulazione.

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Leggi anche: come ottenere la certificazione Halal, fase per fase
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