L'Indonesia è il Paese con la più grande popolazione musulmana al mondo ed è uno dei pochi mercati in cui la certificazione Halal non è un vantaggio commerciale, ma un requisito di legge per immettere prodotti sul mercato. Per un'azienda italiana che guarda al Sud-Est asiatico, capire come funziona il sistema indonesiano è il primo passo.
BPJPH (Badan Penyelenggara Jaminan Produk Halal) è l'agenzia statale che sovrintende alla garanzia dei prodotti Halal, istituita nell'ambito della legge sulla Jaminan Produk Halal (legge n. 33 del 2014). Il modello indonesiano ha una particolarità: l'autorità di certificazione è passata da un organismo religioso — MUI, il Consiglio degli Ulema indonesiano, storicamente il riferimento del settore — a un ente pubblico, con MUI che mantiene un ruolo nella valutazione dottrinale.
L'obbligo è entrato in vigore per fasi successive, a partire dal comparto alimentare e delle bevande, estendendosi progressivamente ad altre categorie merceologiche come cosmetici, prodotti chimici, beni di consumo e servizi collegati.
L'azienda italiana non si certifica direttamente presso BPJPH. Il meccanismo è quello del riconoscimento reciproco: BPJPH accredita enti di certificazione esteri (i cosiddetti foreign halal certification bodies) e i certificati emessi da questi enti vengono accettati, previa registrazione, sul mercato indonesiano.
Ne discendono tre conseguenze pratiche:
HQC Italia è riconosciuta dalle autorità indonesiane MUI e BPJPH, e opera in conformità al Decreto BPJPH 78/2023.
Il mercato indonesiano è considerato tra i più esigenti, e le criticità ricorrenti sono quasi sempre le stesse:
| Criticità | Perché si presenta |
|---|---|
| Documentazione dei fornitori incompleta | Sono richieste evidenze sull'origine di ogni ingrediente, non semplici autodichiarazioni generiche. |
| Ingredienti di origine animale | Gelatine, enzimi e grassi vanno tracciati fino alla specie e al metodo di macellazione. |
| Alcol nei processi | Aromi ed estratti a base alcolica sono frequenti nei prodotti alimentari italiani. |
| Linee produttive condivise | La separazione dalle produzioni non Halal deve essere dimostrabile, non solo dichiarata. |
| Etichettatura | L'apposizione del marchio Halal segue regole precise sul mercato di destinazione. |
L'errore più comune è affrontare la certificazione quando l'ordine è già stato acquisito, comprimendo i tempi proprio nella fase che ne richiede di più: la raccolta delle dichiarazioni dai fornitori. Chi esporta in Indonesia con continuità tratta la conformità Halal come un requisito di prodotto stabile, non come una pratica da sbrigare a ridosso della spedizione.
Un buon punto di partenza è la mappatura della distinta base: elencare tutti gli ingredienti e i coadiuvanti, identificare quelli critici e chiedere ai fornitori la documentazione a supporto. Da quel materiale si capisce rapidamente se la strada è breve o se occorre una riformulazione.
Verifichiamo insieme la fattibilità per i tuoi prodotti e i requisiti applicabili alla tua categoria merceologica.
Leggi anche: come ottenere la certificazione Halal, fase per fase
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