Il Malaysia International Halal Showcase 2026 ha chiuso con 1,66 miliardi di dollari di vendite in quattro giorni e ha sancito la nascita del Consiglio Halal bilaterale Malaysia-Indonesia. Per un'azienda agroalimentare italiana che punta al Sud-Est asiatico, questi due segnali vanno letti insieme: il mercato si consolida, le regole si armonizzano e chi non ha ancora una certificazione riconosciuta da JAKIM e BPJPH rischia di restare fuori.
Dal 24 al 27 settembre 2026, Kuala Lumpur ha ospitato il Malaysia International Halal Showcase (MIHAS), la più grande fiera commerciale Halal al mondo. Secondo quanto riportato da Salaam Gateway e Halal Times, la manifestazione ha registrato 1,66 miliardi di dollari in vendite entro la fine del quarto giorno, superando l'obiettivo iniziale di 1,23 miliardi dichiarato all'apertura.
Numeri a parte, la notizia strutturalmente più rilevante è politica: Malaysia e Indonesia hanno annunciato ufficialmente la nascita del Malaysia-Indonesia Halal Council, un organismo bilaterale pensato per ridurre le barriere normative che oggi rendono complicato vendere prodotti Halal da un Paese all'altro — e, di riflesso, da qualsiasi Paese terzo verso entrambi i mercati contemporaneamente.
Malaysia e Indonesia rappresentano due dei mercati Halal più regolamentati e più esigenti al mondo. La Malaysia fa capo a JAKIM (il Dipartimento per lo Sviluppo Islamico), mentre l'Indonesia si affida a BPJPH (Agenzia per la Garanzia dei Prodotti Halal). Fino a oggi, un'azienda italiana che voleva vendere in entrambi i Paesi doveva navigare due sistemi di riconoscimento distinti, con procedure, moduli e tempistiche differenti.
La creazione di un consiglio comune punta esattamente a semplificare questo doppio percorso. In concreto, se l'armonizzazione andrà avanti — e il livello politico con cui è stata annunciata, con la presenza del vicepremier malese Ahmad Zahid Hamidi, suggerisce una volontà reale — una certificazione riconosciuta da entrambi gli enti potrebbe aprire simultaneamente due dei mercati islamici più grandi dell'Asia.
Per un produttore italiano di alimenti trasformati, salumi, formaggi, conserve o ingredienti, questo significa una cosa concreta: investire oggi in una certificazione riconosciuta da JAKIM e BPJPH non è più solo una scelta commerciale, è una decisione strategica con un orizzonte di medio termine molto chiaro.
Un dettaglio che merita attenzione riguarda i criteri con cui sono stati assegnati i premi agli espositori. Halal Times segnala che MIHAS 2026 ha premiato 13 aziende spostando l'asse valutativo dalla qualità del prodotto verso la trasformazione digitale e la capacità di tracciabilità. Non si tratta di una curiosità: i grandi buyer del Sud-Est asiatico stanno iniziando a selezionare i fornitori anche sulla base della loro infrastruttura documentale e di verifica.
Per un'azienda italiana questo si traduce in un requisito pratico: non è sufficiente avere un certificato Halal. Occorre poter dimostrare — in modo rapido, verificabile e digitalmente accessibile — che ogni lotto di produzione rispetta i requisiti, che la catena di fornitura è tracciata, che l'ente certificatore è riconosciuto nel mercato di destinazione.
Alla luce di quanto accaduto a MIHAS 2026, un'azienda agroalimentare italiana che guarda a Malaysia e Indonesia dovrebbe verificare con priorità tre aspetti:
MIHAS 2026 non è stato solo una fiera: è stato un momento di governance internazionale del Halal. Oltre al Consiglio bilaterale Malaysia-Indonesia, la Malaysia ha avanzato durante il World Halal Business Conference la proposta di un ASEAN Halal Council che coinvolga tutti i Paesi del blocco regionale. Se questa proposta dovesse concretizzarsi, il perimetro dell'armonizzazione si allargherebbe ulteriormente, rendendo ancora più strategica una certificazione riconosciuta a livello regionale.
Per un'azienda italiana, il messaggio è lineare: il Sud-Est asiatico sta costruendo un'infrastruttura Halal sempre più solida e selettiva. Chi entra ora, con una certificazione riconosciuta e una documentazione in ordine, si posiziona prima che le barriere si alzino ulteriormente.
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Fonte: Salaam Gateway, 29 settembre 2026; Halal Times, 25 settembre 2026.
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