La Nuova Zelanda perde l'accesso agli Emirati per un problema di certificazione Halal: lezione concreta per un'azienda italiana

· 6 min di lettura · a cura di HQC Italia

La Nuova Zelanda perde l'accesso agli Emirati per un problema di certificazione Halal: lezione concreta per un'azienda italiana

Gli Emirati Arabi Uniti hanno revocato il riconoscimento di un ente di certificazione Halal neozelandese, bloccando esportazioni di carne per circa 60 milioni di dollari neozelandesi all'anno. Il caso dimostra che accedere a un mercato non basta: occorre mantenere nel tempo una certificazione rilasciata da un ente riconosciuto dalle autorità del Paese di destinazione. Ecco cosa deve sapere un'azienda italiana per non trovarsi nella stessa situazione.

Cosa è successo in Nuova Zelanda

Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha revocato la registrazione del New Zealand Islamic Development Trust (NZIDT) come ente di certificazione Halal autorizzato. La conseguenza è immediata e pesante: i prodotti di carne neozelandesi certificati da quell'ente non possono più essere spediti negli Emirati. Un mercato che valeva circa 60 milioni di dollari neozelandesi all'anno si è chiuso nel giro di una decisione amministrativa, lasciando gli esportatori a cercare in fretta enti alternativi riconosciuti dalle autorità emiratine.

La notizia, riportata da HalalFocus il 26 ottobre 2026, non riguarda un errore nella produzione, una frode alimentare o un problema sanitario. Riguarda esclusivamente lo status dell'ente certificatore presso le autorità del Paese importatore. È una distinzione importante, perché molte aziende tendono a considerare la certificazione Halal come un documento da ottenere una volta sola. Questo caso dimostra che non è così.

Perché il riconoscimento dell'ente certificatore è la variabile decisiva

Ogni Paese islamico che importa prodotti Halal mantiene un proprio registro degli enti di certificazione esteri autorizzati. Non basta che un ente sia accreditato o riconosciuto a livello internazionale in senso generico: deve essere specificamente approvato dall'autorità competente del Paese di destinazione. Negli Emirati Arabi Uniti questa funzione è svolta dal GAC (Emirates Authority for Standardization and Metrology) e dall'EIAC (Emirates International Accreditation Centre). In Arabia Saudita i riferimenti sono SASO e SFDA. In Malaysia è JAKIM, in Indonesia BPJPH, in Singapore MUIS, in Thailandia CICOT.

Se un'azienda italiana ottiene la certificazione Halal da un ente non presente nella lista approvata dal Paese in cui vuole esportare, i suoi prodotti possono essere bloccati alla dogana o respinti, esattamente come è accaduto agli esportatori neozelandesi. Il certificato in sé non è sufficiente: conta chi lo ha emesso e se quel soggetto è riconosciuto dall'autorità del mercato di destinazione.

Il rischio per chi esporta già e per chi vuole iniziare

Il caso neozelandese evidenzia due rischi distinti che riguardano direttamente le aziende agroalimentari italiane.

Cosa verificare prima di scegliere l'ente certificatore

Il percorso di certificazione Halal per l'export prevede alcune verifiche preliminari che nessuna azienda dovrebbe saltare:

La struttura dei riconoscimenti di HQC Italia

HQC Italia è riconosciuta direttamente dalle autorità dei principali mercati di importazione Halal: GAC ed EIAC per gli Emirati Arabi Uniti e il Golfo, SASO e SFDA per l'Arabia Saudita, JAKIM per la Malaysia, MUI e BPJPH per l'Indonesia, MUIS per Singapore, CICOT per la Thailandia. Questo significa che i certificati emessi da HQC sono accettati alle dogane di questi Paesi senza necessità di validazioni aggiuntive. L'accreditamento ISO/IEC 17065, ottenuto da HQC prima ente Halal in Europa dal 1983, garantisce inoltre che le procedure di certificazione rispettino standard internazionali verificabili da terze parti.

Un'azienda italiana che ottiene la certificazione da un ente non presente in queste liste corre esattamente lo stesso rischio degli esportatori neozelandesi: un blocco improvviso che non dipende dalla qualità del prodotto, ma dallo status del certificatore.

Cosa fare adesso

Se la tua azienda esporta già in mercati islamici, verifica che l'ente che ha emesso il tuo certificato Halal sia ancora presente nelle liste ufficiali dei Paesi di destinazione. Se stai valutando di iniziare, il primo passo è richiedere un preventivo gratuito: HQC Italia risponde entro 24 ore e il percorso di certificazione viene definito in base ai mercati che intendi raggiungere e alle categorie di prodotto coinvolte.

Fonte: HalalFocus, «Halal certification issue halts NZ meat exports to UAE», 26 ottobre 2026 — halalfocus.com

Vuoi certificare i tuoi prodotti?

Descrivici il prodotto e i mercati di destinazione: il preventivo è gratuito e arriva entro 24 ore.

📧 anis.youssef@halaloffice.com
📞 +39 338 965 2911

← Torna al blog