BPJPH, l'Agenzia indonesiana per la Garanzia dei Prodotti Halal, ha approvato l'estensione dell'accreditamento di HQC Italia a due nuovi ambiti: cosmetica e farmaceutica. Per le aziende italiane di questi settori significa una cosa precisa: l'iter per il mercato indonesiano può essere avviato e seguito in Italia, in italiano, con un ente riconosciuto direttamente dall'autorità di Giacarta.
In Indonesia la certificazione Halal non è una scelta commerciale ma un requisito di legge, gestito dallo Stato attraverso BPJPH (Badan Penyelenggara Jaminan Produk Halal). Un'azienda straniera non si certifica direttamente presso l'agenzia: ottiene il certificato da un ente estero che BPJPH ha riconosciuto e lo registra poi sul mercato indonesiano. Il riconoscimento non è generico: vale per ambiti specifici. Un ente può essere riconosciuto per gli alimenti e non per i cosmetici, e in quel caso il suo certificato, per un rossetto o una crema, in Indonesia non produce effetti.
È per questo che l'estensione appena ottenuta conta. Fino a oggi molte imprese cosmetiche e farmaceutiche italiane, pur avendo un certificato Halal, si trovavano a doverlo rifare o integrare tramite organismi esteri per entrare in Indonesia. Da ora l'intero percorso, audit compreso, può essere gestito dalla sede di Roma.
L'Indonesia applica l'obbligo Halal per fasi. Dopo alimenti e bevande, dal 17 ottobre 2026 l'obbligo si estende ai prodotti cosmetici e ad altre categorie non alimentari. Un prodotto che arriva alla dogana senza un certificato riconosciuto da BPJPH, da quella data, non entra. Per i farmaci il calendario è articolato per tipologia di prodotto e va verificato caso per caso, ma la direzione è la stessa.
Con oltre 280 milioni di abitanti e una classe media in crescita, l'Indonesia è il primo mercato Halal al mondo anche per la cosmetica. Il "made in Italy" nella cura della persona ha una reputazione consolidata nel Sud-Est asiatico: la certificazione riconosciuta è ciò che trasforma quella reputazione in accesso effettivo agli scaffali.
Nel settore cosmetico i punti critici sono ricorrenti e quasi sempre gli stessi. Li abbiamo riassunti nella linea guida HQC "Punti di Controllo Halal – Settore Cosmetico", ora disponibile in italiano nella pagina Moduli e Linee Guida. In estrema sintesi:
| Area | Cosa viene verificato |
|---|---|
| Materie prime di origine animale | Collagene, glicerina, acido stearico, alcoli grassi, enzimi: serve la tracciabilità fino alla fonte e, per i derivati animali, la macellazione Halal. |
| Alcol e veicoli per fragranze | L'alcol non può essere impiegato se non valutato e consentito dagli standard applicabili; i profumi sono la categoria a rischio più alto. |
| Emulsionanti, tensioattivi, pigmenti | Anche in piccole quantità vanno certificati Halal o supportati da documentazione sufficiente. |
| Stabilimenti multiuso | Separazione delle linee, pulizia e prevenzione della contaminazione incrociata devono essere dimostrabili, non solo dichiarate. |
| Terreni di coltura | Per gli ingredienti di origine microbica, i terreni devono essere privi di sostanze najis o haram. |
Per i prodotti farmaceutici il tema Halal riguarda soprattutto gli eccipienti, le capsule (gelatina), i solventi e i processi di fermentazione. La classificazione del rischio segue la tabella HQC di Risk Classification, anch'essa scaricabile dal sito, e l'iter di certificazione si adatta alla complessità del prodotto. Anche qui il vantaggio dell'accreditamento diretto è concreto: un unico interlocutore in Italia, un unico audit, un certificato che BPJPH riconosce.
Una valutazione preliminare non ha costo e richiede poco tempo. Inizia dal Check-up Halal gratuito: 11 domande, esito immediato. Le richieste italiane le seguiamo personalmente.
Leggi anche: esportare in Indonesia, cosa comporta l'obbligo BPJPH
Esportare in Indonesia: requisiti, documenti e tempi
← Torna al blog